Statuto delle Imprese: una rivoluzione culturale (dal discorso di Eugenio Massetti presidente di Confartigianato Brescia del 23 maggio 2010)
Come potremo mai vincere l’immane battaglia di un accesso al credito più agevolato, come potremo ottenere di superare le norme pro cicliche di Basilea 2, come potremo vincere le battaglie contro una fiscalità troppo pesante, contro norme ambientali solo buorocratiche e vessatorie, se non con questa coscienza di essere uniti, liberi e forti?
Subito dopo le prime avvisaglie di crisi, Confartigianato, ma ad onor del vero anche altre organizzazioni imprenditoriali, aveva richiesto all’appena insediato Governo un gesto clamoroso ed una riduzione di circa 2 punti delle aliquote IRPEF. Non abbiamo visto nulla. Oggi ancora si parla di una riforma fiscale, nebulosa e indefinita, che si porterà a termine in tre anni.
Vogliamo che la strada della rinascita passi da una rivoluzione anche culturale. Vogliamo che questo paese la smetta di mettere i buoni da una parte (i lavoratori) e i cattivi dall’altra (gli imprenditori). I cattivi stanno altrove, non sono né i lavoratori, né gli artigiani!
Noi vogliamo che lo Stato promuova il concetto onesto di impresa e non solo il sacrosanto diritto di chi è lavoratore subordinato a vedere riconosciute le sue protezioni e le sue tutele.
Ecco perché abbiamo dato un titolo al nostro incontro. Artigiani Bresciani: liberi di fare impresa? Sì, col punto interrogativo. Siamo davvero liberi?
Ecco perché ci è parsa una novità culturale, unica nel panorama degli ultimi anni, l’ipotesi di disegno di legge a Tutela della Impresa (lo Statuto della Impresa, che non si oppone a quello dei Lavoratori ma che gli si affianca, con la medesima dignità), su cui subito dopo ci soffermeremo.
In Italia, sei milioni di uomini e di donne imprenditori e soci ogni giorno, sono impegnati a dare lavoro a milioni di persone. Ogni dieci abitanti, in Italia, c’è un’imprenditrice o un imprenditore e ciò costituisce un primato invidiabile.
La Costituzione dedica solo poche parole all’impresa: nell’articolo 41, dove essa afferma che l’iniziativa economica privata è libera.
Solo nel 2008, la Commissione europea ha presentato l’importante comunicazione nota come «Small Business Act» per l’Europa. I principi dello Small Business Act ce li illustrerà certamente il primo firmatario di questa proposta di legge, che abbiamo il piacere di ospitare, l’onorevole Raffaello Vignali.
Noi condividiamo questa sua proposta. Essa intende sviluppare finalmente il dettato dell’articolo 41 della Costituzione. Declina i diritti fondamentali delle imprese, sulla base dei princìpi di libertà di iniziativa e di sussidiarietà.
E la condividiamo soprattutto perché recepisce in pieno uno degli slogan più forti che il sistema Confartigianato ha assunto per se: «quello che va bene alla piccola impresa, va bene a tutta l’Italia».
Oggi abbiamo un’occasione unica per la città, la provincia, la regione, il Paese, di avviare un cambiamento della cultura dello scontro tra interessi, in una cultura dell’incontro tra interessi. Questo è il valore aggiunto dello Statuto delle Imprese.
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E lo è ancora di più in una fase in cui attendiamo la realizzazione di un federalismo che deve soddisfare noi ed il Paese intero.
Noi non vogliamo un federalismo mal fatto, pasticciato, né di bandiera. Potrebbe essere peggio di nessun federalismo.
Libertà di intraprendere e federalismo vanno pienamente d’accordo solo se avremo a disposizione una classe politica coraggiosa, capace di prendere atto (e cito Luca Ricolfi) del vero nocciolo del problema, cioè che il divario tra Nord e Sud, tra Brescia e Cosenza, è solo un divario di livello di produzione, e non un divario di consumi e di tenore di vita.
E dunque lo sviluppo della attività di impresa anche al Sud, con lo Statuto dell’Impresa e la lotta “senza se e senza ma” alle condizioni di criminalità, povertà e rassegnazione, in un quadro di responsabilità locale anche contributiva e di assunzione e ripartizione delle risorse economiche, è la sola e vera via per attuare un federalismo equo e solidale che possa fare ripartire il paese.
Il federalismo dovrà essere graduale ma ricco di benefici, visibili, immediati. Deve restituire ai territori virtuosi almeno una parte delle risorse che attualmente sono tenuti a cedere senza vedere alcun beneficio.
E questo chiediamo come imprenditori della Brescia della solidarietà, e di un Nord ricco e maturo, pronto a fare la sua parte, come da sempre ha fatto nella storia del paese.
E questo chiedo io come presidente di Confartigianato Imprese Unione di Brescia, non senza soffermarci sempre e tutti i giorni a chiederci insieme se quello che stiamo facendo è giusto o potrebbe essere migliorato.
Non senza essere così disponibili da saperci confrontare con le idee e le proposte che vengono dagli altri.
Diceva un noto e controverso filosofo gallese: “ciò che francamente è seccante di questo mondo è che gli stupidi sono sempre sicuri di sé, e le persone intelligenti hanno invece la capacità di porsi sempre delle domande”.
Noi artigiani di Brescia vogliamo essere valutati per essere tra questi ultimi, nella certezza che il nostro impegno comune possa portare un contributo importante e di qualità allo sviluppo economico e sociale di questo Paese e con esso di questa nostra provincia e di questa città.
Libertà di impresa e amore per il proprio lavoro sono le due ali dello stesso gabbiano. E noi vogliamo volare.








