Scuola materna di Cesana Brianza: il diktat del sindaco è inaccettabile
Il diktat del sindaco contenuto nella lettera alla scuola materna “G. Redaelli” di Cesana Brianza è semplicemente inaccettabile, dal punto di vista giuridico, etico, politico e culturale.
Il concetto del sindaco è questo: “Se nomino io il presidente con tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, va tutto bene”. Anzi, così, secondo lui, la scuola sarà “gestita collegialmente”.
Forse non sa che come minimo – sempre che ci sia la volontà dei soci, cosa assai difficile da credere – sarebbe necessario convocare formalmente e con congruo anticipo un’assemblea dei soci davanti al notaio, cambiare lo statuto e poi sottoporlo all’approvazione della Regione, che è l’ente competente per legge su questi enti. Sempre che ci sia la volontà da parte di tutti, questo procedimento richiede alcuni mesi: finché l’iter non sia concluso, non si può comunque procedere. Se posso permettermi di azzardare un’ipotesi, poi, trovo assai difficile che la Regione possa approvare questo esproprio, avendo scelto da tempo, a differenza delle regioni rosse, di lasciare questi enti in mano ai cittadini che vogliono essere protagonisti della loro comunità e non all’apparato comunale o provinciale.
Dal punto di vista etico ci sarebbe molto da discutere. Si tratta, infatti, di un diktat che sottende un ricatto. Proseguito oggi sulla stampa con minacce alle mamme. Un quotidiano lecchese ha definito l’ultimatum del sindaco un’“alternativa finora mai prospettata”, “estratta dal cilindro”. A leggere la lettera, dal cilindro è uscita una pistola puntata alla tempia dell’ente morale, non un’alternativa nuova: fin dall’inizio (aprile 2009) il sindaco ha dichiarato pubblicamente di voler mettere le mani sull’asilo e, davanti al rifiuto, ha iniziato le ritorsioni e le minacce. Ma si può stare tranquilli, perché la pistola è scarica.
Dal punto di vista culturale c’è un errore macroscopico: ritenere che l’ente Comune coincida con la comunità. La comunità cesanese è più grande del suo Comune! E il comune dovrebbe servirla, non spadroneggiare su di essa. Non mi dilungo su questo, perché ho già scritto una lunga lettera alla Provincia (è qui, nel sito), nei mesi scorsi, che spiegava questi semplici, basilari concetti, in cui ciascuno può facilmente riconoscersi.
Dal punto di vista giuridico, le mamme stiano tranquille: il sindaco non può fare proprio nulla e la scuola ripartirà regolarmente a settembre. Il sindaco, infatti, può nominare chicchessia come presidente dell’ente morale, perché non ne ha alcun (alcun!) diritto. E non può nemmeno ordinare lo sfratto esecutivo della scuola, come nessun proprietario può cacciare da un appartamento un inquilino al quale abbia comunicato la scadenza del contratto: questo può farlo solo il giudice, dando mandato ad un ufficiale giudiziario. Se operasse di sua iniziativa passerebbe dalla parte del torto con conseguenze penali gravi per lui e per chi, nella maggioranza, avallasse questa iniziativa. Oltre a questo reato ne commetterebbero uno assai più grave: l’interruzione di pubblico servizio. L’ente morale ha raccolto regolarmente le iscrizioni per il prossimo anno scolastico, ha redatto il Piano dell’offerta formativa, lo ha pubblicato e la direzione scolastica ha approvato tutto questo. Forse l’Amministrazione non lo sa, ma da oltre 10 anni, la legge sulla parità giuridica scolastica riconosce alle scuole paritarie una funzione pubblica, al pari di quelle statali. Quindi, cacciare l’ente morale, in assenza di un’altra scuola statale paritaria che sia a Cesana, è interruzione di pubblico servizio.
Dal punto di vista politico, la cosa più seria che potrebbe fare il sindaco a fronte di questa situazione, che si aggiunge al fallimento della richiesta della scuola statale e del suo referendum, sarebbe quella di riconoscere i propri errori. Sarebbe un segno di onestà politica che i cesanesi apprezzerebbero. Se non lo fa, resterà in un vicolo cieco. Fino a primavera, quando questa amministrazione, che fa acqua da tutte le parti (tranne là dove serve!!!), si sottoporrà a un referendum – questa volta vero -, quello delle elezioni.







