Ora l’atomo è più affidabile, di Raffaello Vignali
Nel 1987, sull’onda emotiva dell’incidente di Chernobyl, si tennero in Italia tre referendum che decisero l’uscita dell’Italia dalla produzione di energia attraverso il nucleare. Fu una scelta importante, per le conseguenze che comportava: per un Paese industriale come il nostro, significava dipendere energeticamente dall’estero con effetti di costi, per imprese e famiglie, di non poco conto. Mettendo al bando il nucleare pensavamo di avere scongiurato qualsiasi rischio di catastrofe. Il gioco valeva, dunque, la candela. Ma non abbiamo pensato che, al di là delle Alpi, a centocinquanta chilometri dai nostri confini, c’è comunque una trentina di centrali. In compenso abbiamo pagato (e continuiamo a pagare) l’energia elettrica il 30% in più dei partner europei.
Pochi giorni fa, il 13 luglio, al Senato è stata approvata definitivamente la legge che stabilisce il ritorno dell’Italia “anche” a questa forma di produzione di energia, come previsto nel Programma del Popolo della Libertà e della Lega Nord che gli elettori hanno votato un anno fa. Ho usato la parola “anche” volutamente, perché, come ha dichiarato il Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, con il ritorno del nucleare, il nuovo mix elettrico prevederà un 50% destinato alle fonti fossili (oggi è l’83%), un 25% alle fonti rinnovabili (attualmente sono il 18%), più un 25% destinato proprio all’atomo. L’impegno per lo sviluppo delle fonti rinnovabili (solare ed eolico) non verrà dunque abbandonato, bensì potenziato. Ma sarebbe illusorio, propagandistico e irrealistico illudersi che il solare basti a produrre tutta l’energia necessaria al nostro paese, contrapponendolo al nucleare!
Né si deve pensare che il nucleare sia una forma di energia “non pulita”: al contrario, tra le forme di produzione di energia da fonti non rinnovabili, il nucleare è senza dubbio quella più compatibile con l’ambiente. Si pensi solo a quanto carbone è necessario bruciare (e trasportare, con un inquinamento esorbitante) per produrre energia quanto attraverso il nucleare e, quindi, quante emissioni di CO2 nell’atmosfera, causa principale del surriscaldamento del pianeta! La Francia, con le sue 58 centrali nucleari che producono l’80% dell’energia, è il paese industriale più virtuoso per le emissioni in atmosfera.
Esiste, va detto, il problema dei rifiuti nucleari. Ma va detto pure che la maggior parte di essi vengono rigenerati, per poter essere riutilizzati, così come la parte restante viene oggi trattata e messa in sicurezza, mentre la ricerca sta lavorando alla nuova generazione di centrali nucleari, la cosiddetta “quarta generazione”, che utilizzerà come combustibile i rifiuti stessi.
Una parola, inoltre, è giusto spenderla sulla sicurezza degli impianti nucleari. Intanto va detto che in Europa occidentale non sono mai stati realizzati impianti di fabbricazione sovietica e che non si è mai verificato un incidente come quello di Chernobyl. Così come va tenuto presente che le tecnologie che si intendono utilizzare in Italia, quella francese come quella americana, pongono al centro delle loro preoccupazioni la sicurezza. Nel lavoro parlamentare, infine, io stesso mi sono fatto carico di scrivere la norma, fatta propria dal Governo e approvata dall’Aula, che prevede l’istituzione in Italia di una Agenzia per la sicurezza del Nucleare, formata da cinque componenti proposti dal Governo e nominati dal Presidente della Repubblica, proprio per il suo ruolo di alta garanzia per tutti i cittadini. L’Agenzia ha tra i suoi compiti principali le autorizzazioni ed il controllo di tutte le attività per la costruzione, l’esercizio e la dismissione delle centrali nucleari, compreso il trattamento dei rifiuti, e l’importante funzione di informazione trasparente della popolazione. E proprio perché occorre fare tutto nella tutela assoluta dei cittadini e dell’ambiente, la posa della prima pietra della prima centrale è previsto solo per il 2013.
Giustamente il Ministro ha parlato di un fatto storico. Il nucleare consentirà di abbassare i costi della bolletta per famiglie e imprese, dando un apporto alla loro competitività. Per non parlare dell’impatto socioeconomico che produrrà. Oltre all’importante filiera industriale che può nascere intorno a questa tecnologia, solo per dare alcuni dati significativi, va detto che nella costruzione della nuova centrale in Francia, che vede coinvolte EDF e la nostra Enel in un investimento di 4 miliardi di euro, sono attivi 2.500 lavoratori di imprese esterne, tra cui anche imprese italiane.
In Francia l’energia nucleare è considerata una “strategia nazionale” e come tale condivisa dal centrodestra come dalla sinistra ma perfino dal sindacato: c’è da augurarsi che questa volta, in Italia, che è un Paese che vuole continuare ad essere industriale, non prevalgano i veti ideologici o le logiche egoistiche, ma l’interesse comune.








