Lecco: “Da Moschetti parole offensive e figlie di una logica veterocomunista”
“Le prime parole dell’assessore Moschetti sono semplicemente offensive e figlie di una logica veterocomunista sepolta dalla storia”, così Raffaello Vignali (PdL) a commento delle dichiarazioni di Mario Moschetti sulle scuole paritarie ruilasciate oggi al quotidiano La Provincia di Lecco.
“I ragazzi che frequentano le scuole paritarie non sono né figli di papà, né lavativi. E se l’Assessore fosse capace di leggere le statistiche ufficiali scoprirebbe che le scuole paritarie – che sono “pubbliche non statali” e non “private”! – hanno performances superiori come qualità a quelle statali, oltre a costare mediamente la metà di queste”, prosegue Vignali che conclude: “Se poi l’assessore si scomodasse dal suo ufficio e andasse a vedere la realtà, scoprirebbe con sua grande sorpresa che a Lecco non ci sono scuole per “asini d’oro”, ma scuole nate da cittadini protagonisti che hanno a cuore prima di tutto l’educazione dei loro figli. Spero che il sindaco Brivio smentisca categoricamente non solo le intenzioni del suo assessore, ma anche questa impostazione culturale da lotta di classe e da antagonismo sociale”.









Sono totalmente d’accordo con quanto scritto da Vignali. Il punto non è tanto che Moschetti voglia rivedere le convenzioni del Comune con le scuole paritarie; questo è un punto che il sindaco Brivio, che ha nominato Moschetti assessore, dovrà spiegare all’elettorato cattolico che lo ha preferito (a Lecco le scuole paritarie sono tutte cattoliche). Il punto è che questo assessore insulta mia figlia , chiamandola “figlia di papà”, dandole della lavativa “non se la sentirebbe di sedersi ai banchi della scuola pubblica, forse perchè più impegnativa” . E per quale motivo? “Perchè non è corretto che possa (chi, mia figlia?) usufruire di contributi statali”. Sig. Moschetti, per cortesia, lasci stare mia figlia e se la prenda con gli adulti. Quanto a me, che sono il padre reo di pagare , oltre alle tasse, la retta della scuola paritaria, le comunico che guadagno esattamente quanto lei percepisce di pensione (su Internet oggi si trova tutto) e mantengo una famiglia di sei persone. Rispetti quindi la mia libertà di fare dei sacrifici per mandare mia figlia in una scuola in cui la vedo crescere e maturare coniugando impegno e voglia di vivere.