Dichiarazione di voto di Raffaello Vignali (2009-05-26)

Signor Presidente, onorevoli colleghi,
la mozione presentata dal Popolo della Libertà, dalla Lega Nord e dal Movimento per l’Autonomia parte dall’ovvio riconoscimento di una situazione di oggettiva difficoltà della nostra economia, come ha ben ricordato nella discussione sulle linee generali l’onorevole Cazzola.
Il forte rallentamento della domanda mondiale a seguito del deflagrare della grave della crisi finanziaria ha provocato ovvie ripercussioni sulla nostra economia, la contrazione del fatturato delle imprese e del credito, che provoca a sua volta inevitabili contraccolpi alla produzione e costituisce una minaccia all’occupazione.
Noi non sottovalutiamo assolutamente la crisi, onorevole Colaninno, così come non l’ha sottovalutato il Governo, che fin dall’inizio si è mosso con intelligenza, efficacia e, non ultimo, con grande responsabilità. Non sottovalutiamo la crisi, ma neppure la ingigantiamo, né cediamo al catastrofismo che spesso contraddistingue certi interventi. Si tratta di un catastrofismo a cui questo Paese è purtroppo abituato.
Negli anni del secondo Governo Berlusconi (dal 2001 al 2006) abbiamo ascoltato evocare catastrofi a fini di propaganda, con frasi come queste: la maggior parte del nostro sistema dei distretti non ha futuro; perdiamo costantemente quote di mercato globale; mentre l’Europa cresce, noi non cresciamo. Successivamente, tutti gli italiani hanno scoperto che il sistema dei distretti ha tenuto, anzi è cresciuto, ha innovato e si è internazionalizzato. Abbiamo scoperto che abbiamo sempre avuto una crescita in termini assoluti nel mercato globale e che crescevamo meno di altri Paesi perché la nostra era una crescita sana, causata dal lavoro e non drogata dalla finanza.
In questi mesi, l’opposizione ha continuato, invece, nella sua opera di catastrofismo. Oggi poi l’onorevole Franceschini ha dichiarato ai giornali che il Governo non governa, ed ha pensato anche di usare la Conferenza episcopale contro il Governo. Non gli rispondo io, ma il Segretario generale della CEI, Monsignor Crociata, che ha affermato: «noi constatiamo che ci sono difficoltà e problemi, la crisi è una realtà che sta dinanzi ai nostri occhi; con questo non vogliamo dire che il Governo non ha fatto nulla, sarebbe una menzogna o una strumentalizzazione scorretta» .
Il Governo infatti in questo anno ha fatto moltissimo e senza aumentare il debito pubblico (perché questo sarebbe stato colpevolmente responsabile verso le giovani generazioni, verso i nostri figli); e lo ha fatto senza aumentare le tasse, misura che invece di solito rappresenta la ricetta che ci siamo sempre sentiti dire: debito pubblico e tasse, tasse e debito pubblico.
A questo proposito faccio presente che una delle situazioni che stanno aggravando e che aggraveranno la situazione delle nostre imprese è un capolavoro contenuto nell’ultima finanziaria di Prodi, Padoa Schioppa e Visco, che è riuscita nel miracolo di trasformare in reddito imponibile i costi che le imprese pagano per gli oneri finanziari per il 70 per cento. Questo, unito al calo di fatturato e all’aumento dell’esposizione verso le banche, è una vera e propria bomba. Basta leggere anche oggi il Corriere della sera (a pagina 22): a parità di reddito le tasse raddoppiano. Se togliamo alle nostre imprese le risorse che servono per vincere la crisi e le persone, forse su questo dovremmo fare una riflessione e metterci una mano sul cuore.
Il Governo ha fatto molto perché le persone, a partire da coloro che hanno a carico familiari, non perdessero il lavoro. È stata data per la prima volta nella storia della Repubblica italiana la cassa integrazione alle piccole imprese, che sono il vero motore di questo Paese. Si è intervenuti perché le imprese non soffrissero per mancanza di credito, per dare impulso alla domanda su importanti filiere del manifatturiero (l’auto, la moto, l’arredo, il tessile). Al fondo c’è una ragione culturale ben precisa, una ragione antropologica, una concezione antropologica assai diversa dalla vostra. Noi pensiamo che l’economia non sia appena un universo matematico e meccanico fatto di aggregati che si muovono indipendentemente dall’intervento statale. Noi pensiamo che il motore dell’economia siano le persone, siano la loro libertà e la loro responsabilità. Il motore dell’economia è la tensione ideale dei nostri micro, piccoli e medi imprenditori, che rischiano in proprio, che investono sulle persone, che non lasciano nulla di intentato pur di non licenziare.
Da questo punto di vista, è emblematico quello che è successo a Treviso la settimana scorsa, quando un piccolo imprenditore, che sarebbe stato costretto a licenziare otto persone, si è impiccato. Questo è il modo con cui i nostri imprenditori pensano alle persone che lavorano per loro.
Così come il motore dell’economia, dalle imprese alla pubblica amministrazione, sono quei lavoratori e lavoratrici che si concepiscono imprenditori di sé stessi, senza dimenticare la grande riserva strategica che è il mondo del no profit, quelle persone che si mettono insieme per dare risposte organiche ai bisogni, come tutti abbiamo potuto ammirare con gratitudine nei terribili giorni dell’Aquila.
Per noi, la centralità della persona e la sussidiarietà sono il criterio di ogni politica, anche di quella economica, perché le risorse e le energie per la ripresa non stanno appena nel bilancio dello Stato, ma prima di tutto nella passione di questi uomini e di queste donne, e solo dopo stanno in quello che lo Stato può fare per aiutarli. Anche il piano casa segue questa logica. Lasciamo che le famiglie investano e che investendo rimettano in moto la filiera lunghissima di PMI oltre a patrimonializzarsi e senza aumento – anche questa volta – della spesa pubblica.
La nostra mozione parte da questa cultura e non dallo statalismo. Il Governo ha fatto moltissimo. Oggi siamo a chiedergli un ulteriore sforzo. Siamo a chiedergli l’impegno ad attuare per primo in Europa lo Small business act, per riconoscere finalmente il valore delle nostre micro, piccole e medie imprese e a rendere la loro esistenza meno complicata (per questo però consentitemi anche di ringraziare il comportamento dei deputati della X Commissione che hanno avuto un atteggiamento assolutamente costruttivo che ha portato al voto all’unanimità su questo importante atto); siamo a chiedere altresì al Governo l’impegno a velocizzare gli interventi già approvati favore dell’occupazione, a dare sostegno ai distretti, ad accelerare i pagamenti della pubblica amministrazione, a certificarli per renderli bancabili, a sostenere ulteriormente il credito, ad intensificare la semplificazione, a emanare al più presto il regolamento delle imprese in un giorno e a ridurre gli oneri contributivi ed INAIL al settore artigiano.

1 Commento a “Dichiarazione di voto di Raffaello Vignali (2009-05-26)”

  1. Non credo di dover aggiungere nulla, condivido nella totalità il tuo intervento.
    Ciao
    Alberto

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