22-10-2008: dichiarazione di voto di Raffaello Vignali su Alitalia

Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, invito tutti in quest’Aula, almeno quest’oggi, a giudicare a partire dai fatti, perché un fatto, un solo fatto, vale più di mille opinioni e di mille parole.

Il fatto reale, incontrovertibile, è che la nostra compagnia di bandiera è salva, ed è salva grazie all’impegno del Presidente Berlusconi e del Governo. Oggi la compagnia di bandiera è salva e non è più un carrozzone statale, ma un’azienda gestita imprenditorialmente: è salva, a dispetto di chi, oggi in quest’Aula, dice che era meglio farla fallire, ma non diceva lo stesso mentre cavalcava la protesta; è salva, a dispetto di chi avrebbe preferito che il salvataggio fallisse, incurante degli oltre ventimila posti di lavoro che si sarebbero persi, pur di assistere ad un fallimento del Governo Berlusconi (un fallimento che però, per fortuna non del Governo ma del Paese, non c’è stato perché la compagnia di bandiera è salva).


È così salva la stragrande maggioranza dei posti di lavoro, grazie alla disponibilità della CAI e grazie alla tenacia paziente e convinta della Presidenza del Consiglio e del Governo.
Sono state previste misure di grande riguardo per il personale in esubero (sette anni di accompagnamento), non verranno abbandonati gli azionisti (chi non convertirà le sue azioni con quelle della nuova compagnia di bandiera verrà infatti rimborsato) e sono salvi alcuni asset decisivi per la nostra economia, in particolare per il nostro turismo e per l’export, che oggi possono contare su una nuova compagnia in grado di accompagnare il loro incremento e il loro sviluppo. Questo è il fatto, questi sono i fatti; il resto sono chiacchiere, ma le chiacchiere stanno a zero e gli italiani sanno che differenza c’è tra i fatti e le chiacchiere.
Il secondo aspetto riguarda le modalità di questo salvataggio, sulle quali si è molto discusso in questa sede. Si è coinvolta una compagine imprenditoriale seria: nella CAI c’è il meglio dell’imprenditoria italiana e di questo non si può non essere fieri!
Chi ha un po’ di esperienza di impresa non si azzarderebbe mai a sostenere, come è stato ripetuto anche poco fa, che prima si sceglie il partner e poi si decide con chi stare: il partner – e di minoranza – lo si sceglie dopo che si è deciso chi si è e dove si vuole andare, non prima!
Inoltre, visto che qui si invoca sempre la concorrenza internazionale, provate voi a comprare il controllo di Air France e vedete se lo Stato francese ve lo lascia fare! Non si capisce fra l’altro, a proposito della nuova compagnia, perché chi dieci anni fa era definito un «capitano coraggioso» oggi sarebbe diventato un soldato di ventura, un prezzolato, un ricattato e non invece, quale è, un industriale serio e non uno speculatore!
Devo poi dire francamente che ci vuole molto più coraggio ad investire oggi sulla compagnia di bandiera che dieci anni fa su Telecom, e questo giudizio vale anche per gli altri imprenditori della cordata, sia i partner industriali, sia quelli finanziari.
È stato più volte ripetuto che si regalava Alitalia ai privati, ma non c’è niente di più sbagliato, perché qui non è stato regalato niente a nessuno. Lo Stato in questo caso ha fatto fino in fondo il suo ruolo e non ha regalato proprio nulla. Se un regalo era ipotizzato, era stato ipotizzato prima dal Governo precedente ed era la svendita ad Air France, che avrebbe reso l’Italia e la sua economia – la nostra economia – una colonia francese.
La stessa considerazione vale sulle procedure. Chi oggi critica il Governo, ed era al Governo fino a pochi mesi fa, si faccia un esame di coscienza: mi riferisco a una finta gara per allontanare chi non era gradito, salvo poi ripescare uno dei concorrenti, in trattativa privata, che non era nemmeno quello che aveva presentato il piano industriale migliore a detta dello stesso Governo.
La stessa questione vale per la scelta del Governo precedente di puntare su Fiumicino e di penalizzare Malpensa. Una scelta miope perché ha ignorato una verità palese: i sistemi di mobilità sono a servizio, innanzitutto, dell’economia, delle merci e delle persone che viaggiano per lavoro, e la locomotiva economica del Paese gravita su Malpensa, non su Fiumicino. Per un’impresa fare la tratta Milano-Roma, Roma-Parigi, Parigi-altra destinazione, è un costo che grava sulla competitività. Non è un problema di comodità, è un problema di competitività del nostro sistema.
Si tratta di una scelta miope perché dettata da una ricerca di consenso. Che altra spiegazione potrebbe avere la cancellazione dei voli da Malpensa per la Cina, scambiati con un nuovo volo, ad esempio, Fiumicino-Los Angeles. Forse, perché a Los Angeles vi è Hollywood? Ma la nostra economia non vive di festival del cinema, vive di altro.
Il piano industriale, non politico, riequilibra molto le cose e assegna a ciascuno il suo compito: prevede di valorizzare i territori del Paese secondo la loro vocazione ed il loro interesse economico, perché è un piano industriale e non politico dettato dal consenso.
Si passa, così, dall’hub unico alla strategia multipunto che si articolerà su sei aeroporti base. Ci saranno settantatré destinazioni servite da Malpensa, quarantaquattro da Roma, nove da Napoli, e tre per ciascuno da Catania, Torino e Venezia. Infatti, le destinazioni si decidono a partire dal mercato e non da altro, in una situazione che riequilibria i territori, che tiene insieme questo Paese, Fiumicino come Malpensa.
Oggi arriviamo, però, solo alla fine del primo atto fondamentale, che è il salvataggio della compagnia di bandiera. Vi è ancora da fare: vi è da operare una revisione del nostro sistema di mobilità e dei trasporti, occorre vigilare – e il Governo lo farà – perché i viaggiatori non debbano subire aumenti ingiustificati. Peraltro, a breve, entrerà in vigore l’alta velocità che il Governo Berlusconi, anche nel mandato precedente, ha fortemente voluto. L’alta velocità ferroviaria si porrà in posizione di concorrenza competitiva con il trasporto aereo a beneficio dei cittadini e dei consumatori.
Concludendo, l’opposizione, in questi giorni si è stracciata le vesti per la decretazione d’urgenza e la posizione della questione fiducia; quella stessa opposizione, che, però, non è molto disponibile a modificare i Regolamenti di questo Parlamento che andrebbero ammodernati.
Chiunque guardi alla vicenda con una obiettività minima, non può non chiedersi: se non in questo caso, se non per un’azienda che stava per fallire, quando si deve ricorrere alla decretazione d’urgenza? Quando la casa va fuoco, si chiamano i pompieri per spegnere l’incendio; non si fanno l’esame del sangue e le analisi ai pompieri, non si chiede loro il patentino o gli esami di scuola; si spenge l’incendio e così giustamente si è fatto.
Dall’opposizione ci saremmo aspettati un atteggiamento di maggiore responsabilità – lo dico francamente -, una responsabilità di cui va dato atto ad altri, compresi anche i sindacati che, chi prima, chi dopo, si sono assunti una responsabilità che non abbiamo visto nell’opposizione.
Ci saremmo aspettati più responsabilità, perché in questa vicenda non è in gioco l’interesse di qualcuno, di qualche persona, ma il bene del Paese e il Paese non premia chi urla, ma chi costruisce con responsabilità.
Il nostro, dunque, sarà – e lo sarà convintamente – un voto favorevole e lo sarà convintamente per il bene del nostro Paese.

2 Commenti a “22-10-2008: dichiarazione di voto di Raffaello Vignali su Alitalia”

  1. On. Raffaello Vignali, sono pienamente d’accordo con Lei, e vorrei fare un paragone, sia pur in forma minore, tra l’Alitalia all’Azienda Fiuggi, dove, purtroppo ci sono riusciti a distruggerla, infatti, pur di eliminare Giuseppe Ciarrapico, allora gestore dell’Ente Fiuggi, la cgil, con l’aiuto di alcuni lavoratori che ne hanno tratto vantaggi personali, cito un caso in particolare, uno di essi è stato eletto consigliere provinciale ed attualmente, ricopre il ruolo di Presidente di un Ente Parco locale, ha distrutto un bene che faceva invidia a tutto il Lazio per non dire tutta l’Italia.
    Non si sono preoccupati di ridurre posti di lavoro sia nell’ambito cittadino che nell’interland, solo per eliminare una persona.
    Oggi, malgrado tutto, hanno ancora voce in capitolo nel Consiglio Comunale.
    Le Terme, al momento, sono in liquidazione e i lavoratori non prendono lo stipendio da circa 6 mesi.
    L’Imbottigliamento, che prima occupava circa 250 persone, pari ma 250 famiglie, ora ne occupa 80, con la strategia di portare a 40 il numero dei lavoratori, chiaramente appartenenti alla cgil, ora la gestione di quest’ultimo è della concorrente Sangemini
    Si è passati da una produzione e vendita annua di 120 milioni di bottiglie, a neanche la metà.
    Il Comune di Fiuggi, che prima percepiva dall’Ente gestore, 9 miliardi all’anno delle vecchie lire, ora è in passivo.
    Tutto questo con manifestazioni e cortei, con interventi di politici nazionali e con la partecipazione straordinaria di Michele Santoro, addirittura, anche con fiaccolate, comunque bisogna complimentarsi con la sinistra per l’organizzazione distruttiva che possiede.
    E’ tutto, mi auguro di non essere stato molto invadente, e di non a verle recato troppo disturbo.
    R. Colazzo

    PS:
    Il mio commento le arriva con ritardo, perchè, lo avevo inviato a redazione@spaziodi.it Tag: Alitalia, attualità, governo, parlamento, politica | OKNOtizie, che mi rispondeva:
    Siamo spiacenti, ma non è nostra intenzione fare “fermo posta” per i politici di cui pubblichiamo le dichiarazioni.
    Se vuole scrivere all’On. Vignali deve rivolgersi ai suoi recapiti.
    La redazione

  2. Caro Signor Colazzo,
    certi atteggiamenti ricordano quelle persone che continuavano a ballare sul Titanic, mentre affondava…
    Ci sono troppi soggetti che continuano a difendere rendite, non solo finanziarie, ma di posizione: rendite associative, accademiche, sindacali, ecc. E’ a causa di questi atteggiamenti che il nostro debito pubblico è quello che è e si mangia ogni anno oltre 40 miliardi di euro di interessi. Se vogliamo una ripresa, un nuovo sviluppo, dobbiamo ripartire da un’altra posizione: la responsabilità. Il Governo e il Parlamento lo stanno facendo, così come tanti uomini e donne del nostro Paese. Speriamo lo capiscano anche altri, e che questi, smettendo di fomentare proteste sterili, comincino a costruire.
    grazie per la sua lettera. La saluto cordialmente.
    Raffaello Vignali

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