23 Luglio 2010
Il diktat del sindaco contenuto nella lettera alla scuola materna “G. Redaelli” di Cesana Brianza è semplicemente inaccettabile, dal punto di vista giuridico, etico, politico e culturale.
Il concetto del sindaco è questo: “Se nomino io il presidente con tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, va tutto bene”. Anzi, così, secondo lui, la scuola sarà “gestita collegialmente”.
Forse non sa che come minimo – sempre che ci sia la volontà dei soci, cosa assai difficile da credere – sarebbe necessario convocare formalmente e con congruo anticipo un’assemblea dei soci davanti al notaio, cambiare lo statuto e poi sottoporlo all’approvazione della Regione, che è l’ente competente per legge su questi enti. Sempre che ci sia la volontà da parte di tutti, questo procedimento richiede alcuni mesi: finché l’iter non sia concluso, non si può comunque procedere. Se posso permettermi di azzardare un’ipotesi, poi, trovo assai difficile che la Regione possa approvare questo esproprio, avendo scelto da tempo, a differenza delle regioni rosse, di lasciare questi enti in mano ai cittadini che vogliono essere protagonisti della loro comunità e non all’apparato comunale o provinciale.
Dal punto di vista etico ci sarebbe molto da discutere. Si tratta, infatti, di un diktat che sottende un ricatto. Proseguito oggi sulla stampa con minacce alle mamme. Un quotidiano lecchese ha definito l’ultimatum del sindaco un’“alternativa finora mai prospettata”, “estratta dal cilindro”. A leggere la lettera, dal cilindro è uscita una pistola puntata alla tempia dell’ente morale, non un’alternativa nuova: fin dall’inizio (aprile 2009) il sindaco ha dichiarato pubblicamente di voler mettere le mani sull’asilo e, davanti al rifiuto, ha iniziato le ritorsioni e le minacce. Ma si può stare tranquilli, perché la pistola è scarica. Continua »
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15 Luglio 2010
Leggi l’intervista a Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere 2010-07-21-tempi_21
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Rassegna Stampa, Varie |
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